7 situazioni concrete in cui sarebbe bene chiedere i doni dello Spirito Santo

 

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di Luisa Restrepo(da aleteia.it)

Dobbiamo confessare che scrivere questo post è stato difficile (ha richiesto varie teste che pensassero con attenzione per vari giorni). Il fatto è che lo Spirito Santo ci risulta uno sconosciuto, e ancor di più i suoi sette doni. Almeno per me è stato tutto un cammino di comprensione e apprendimento su chi è e come agisce nella mia vita. E continua ad esserlo, perché credo che riesco a intravedere ancora molto poco di ciò che fa.

La maggior parte delle volte, se agissi io e solo io le situazioni della vita – da quelle piccole a quelle più complesse – sarebbero un po' diverse. A cosa mi riferisco? Mi infastidirei molto di più, direi molte più sciocchezze, sarei più egoista, mi costerebbe molto di più pregare, comprenderei molto meno alcuni misteri della vita... ma c'è una forza che abita dentro di me che mi muove, mi concentra, mi rende piccola e mi ingrandisce allo stesso tempo - insomma, mi fa sentire più umana: è lo Spirito di Dio che vive in me, che non è altro che l'amore.

Sono tante le situazioni in cui perdiamo (o non ci rendiamo conto) quello che potrebbe essere la nostra vita se lasciassimo agire lo Spirito. Ecco qualche esempio...

1. DONO DELLA SCIENZA
Attraverso la scienza possiamo conoscere il vero valore della creazione nel suo rapporto con il Creatore. Potremmo vedere questo dono in qualcosa che ci succede sempre e di cui a volte ci rendiamo conto e altre volte no: essere di fronte a un grande paesaggio e vedere solo noi stessi al suo interno. La sfida è essere capaci di stupirci, di uscire da noi stessi per vedere di più, vedere Dio nella sua creazione e riconoscere in essa il suo amore.

2. DONO DELLA SAPIENZA
È la capacità speciale di giudicare le cose umane secondo la misura di Dio, alla luce di Dio. Illuminati da questo dono, potremo vedere dall'interno le realtà del mondo. Immaginate come sarebbe se vedessimo le cose come le vede Dio! Il problema risiede nel fatto che la maggior parte delle volte vediamo e giudichiamo le cose in base alla nostra prospettiva umana, e questa spesso è assai limitata e si lascia trascinare dalle emozioni e da criteri passeggeri che finiscono per “rimpicciolire” la nostra vita.

3. DONO DEL CONSIGLIO
Il dono del consiglio agisce come un soffio nuovo della coscienza, aiutandoci a vedere ciò che è buono, ciò che ci rende felici, ciò che ci conviene di più. Succede che di fronte a decisioni importanti nella nostra vita e quando gli altri si avvicinano a noi per chiederci aiuto non sappiamo cosa pensare, cosa dire e men che meno come agire... Sarebbe così bello aprirci, stare alla presenza di ciò che è dentro di noi, di quello Spirito che abita dentro, per vedere, per sostenere, per consigliare e saper agire...

4. DONO DELLA FORTEZZA
La fortezza ci fa operare coraggiosamente ciò che Dio vuole da noi e sopportare le difficoltà della vita, per resistere alle tentazioni delle passioni interne e alle pressioni dell'ambiente. Credo che nessuno possa dire di essere sempre forte, di resistere sempre di fronte alla tentazione. Una delle realtà più evidenti che ci fa scontrare con la nostra umanità è che siamo fragili, ed è lì che troviamo Dio, quando ci sperimentiamo bisognosi della sua forza. Per questo, non esitiamo mai a chiederla, ma prima che sia troppo tardi!

5. DONO DELLA PIETA'
La pietà guarisce il nostro cuore da ogni tipo di durezza e lo apre alla tenerezza nei confronti di Dio e dei fratelli. Per molto tempo ho pensato che avere pietà significasse pregare continuamente come le signore che vedevo da bambina in chiesa, ma come dono dello Spirito significa mettermi nei panni dell'altro, sentire con lui. E come sentire le stesse cose che sente Dio? Cercando di amarlo! E come amarlo di più? Amando gli altri nelle piccole cose: dicendo una parola di incoraggiamento, uscendo dalla mia comodità per aiutare l'altro, non volendo avere sempre ragione... Così saremo di quelle anime che non gridano ma amano.

6. DONO DEL TIMOR DI DIO
Il timor di Dio non vuol dire avere paura perché è un Dio giustiziere e castigatore. Significa avere uno spirito maturo, consapevole della colpa e del peso del nostro peccato, ma fiducioso della sua Misericordia. È il timore dei figli, che deriva dall'amore, come quando eravamo piccoli non volevamo che i nostri genitori si arrabbiassero con noi, non per paura, ma perché ci dispiaceva deluderli, farli soffrire. Il timor di Dio implica nella nostra vita il fatto di dare a Dio ciò che gli è dovuto, far sì che Egli occupi il posto di Dio nella nostra vita e non un altro. Significa dare peso alle nostre azioni, soprattutto a quelle che ci fanno allontanare da Lui.

7. DONO DELL'INTELLETTO
È una grazia che ci aiuta a comprendere la Parola di Dio e ad approfondire le verità che Egli ci insegna. Quante volte ci succede che ci lamentiamo o rimaniamo comodamente a pensare “Il sacerdote parla male, è contorto e noioso, non lo capisco”, o “Non parlo della mia fede perché non so mai cosa dire, ho molti dubbi”... e facciamo tanto poco per risolvere le cose! Per esperienza, vi dico che la fede si rafforza quando la comprendiamo, quando la approfondiamo e non ci fermiamo a ciò che abbiamo imparato quando eravamo bambini. Per poter avere questi doni nella nostra vita, dobbiamo chiederli! In occasione della festa di Pentecoste, chiediamo allo Spirito Santo di effondere su di noi i suoi doni e di renderci partecipi del suo amore infinito.

Pasqua del Signore

Come ci poniamo di fronte alla bellezza della Resurrezione di Cristo?

di Enzo Bianchi  (da aleteteia.it)

 

 

Veglia pasquale, 5 aprile 2015

Mc 16,1-8

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall'ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: «Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto»». Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite.

 

Cari amici,
da tre giorni seguiamo Gesù nella sua passione, morte e sepoltura, e ora siamo posti davanti all’indicibile, all’umanamente impossibile, a un evento che appare incredibile al mondo. Un evento davanti al quale ciascuno di noi questa notte sente il cuore oscillare tra adesione al racconto ascoltato e dubbio, tra fede e incredulità. Ma questa nostra condizione non è diversa da quella dei discepoli e delle discepole in quel terzo giorno dopo la morte di Gesù. Perché la morte è la morte, è la fine concreta della vita, delle relazioni, degli sguardi, degli affetti: quando uno muore, muore interamente e tutto muore con lui…

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